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GIBSON BLUESHAWK 

(1997-2016)

 

La differenza fra una chitarra strapazzata da un talebano ed una suonata da un musicista la vedi da tanti piccoli particolari. I segni della vita vissuta ci sono tutti: le strisciature delle plettrate sul corpo; qualche pacata riga sul retro, dove a volte ci si dimentica che la cintura ha una fibbia; le sellette dorate del ponte che perdono la doratura, ma solo quelle del Mi e del La, dove si appoggia la mano destra. In compenso l'attenzione e la cura con cui è stata tenuta la ragazza la noti nelle ottave, perfettamente intonate; nell'action, regolata al limite; nella custodia come nuova e nell'assenza di qualsiasi botta o graffio gratuito.

La Gibson una ne fa e cento ne suona. Nel 1993 tira fuori dal cilindro la NightHawk (Falco della notte), chitarra dai sapori fenderiani nella lunghezza del manico (scala "lunga" di 25,5"), nell'attacco delle corde attraverso il corpo, nel selettore dei pick-up a lama, ma con una gran duttilità di suono grazie alla configurazione dei  tre pick up, due humbucker e un bobina singola. In totale, splittando il tono, si avevano a disposizione ben dieci suoni diversi.

Nel 1996 usa la stessa forma del corpo (una Les Paul più piccola e tozza), ma inverte il target: anziché una chitarra tuttofare questa è dichiaratamente monotematica e  votata al blues come esplicita il nome BluesHawk (Falco melanconico?) Corpo scavato con buche a effe, quindi il calore di una semiacustica, due pick up Blues 90, simili ai P-90 ma con una terza bobina nascosta nel retro che, in parallelo alle altre elimina, il ronzio dei single-coil. Inoltre monta un circuito Varitone che taglia le frequenze medie proponendo cinque sonorità diverse tramite un controllo a rotazione.

Era da tempo che questo modello mi incuriosiva e finalmente ne ho trovato uno, usato e ben tenuto. Come canta John Mayall: open up a new door!