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PRS Paul Reed Smith HOLLOWBODY (2026)
PRS era un marchio prestigioso che mi mancava ma che avevo sempre evitato, sia per gli alti costi, sia perché non aveva quell'allure, quell'aspetto classico e un po' retrò che si addicevano alla musica che amavo e facevo. La serie economica SE-Student Edition inoltre era indiscutibilmente più brutta e non presentava quelle curve armoniose che riconoscevo alle serie maggiori. L'unica eccezione era, appunto, questa hollowbody marchiata SE ma graziosa, armoniosa, ben fatta. L'avevo provata a suo tempo, mi aveva sorriso ma ancora non era scattata quella scintilla che fa mettere mano al borsellino per tacitare, sia pure per poco, la bramosia da GAS (Gear Acquisition Syndrome). Com'è, come non è, nel 2026 ho cominciato a sfoltire la collez... ehm... la famigliola musicale, ricavandone così spazio nell'armadio e libertà di manovra e coscienza per levarmi qualche sfizio da troppo tempo trattenuto. In realtà mi aveva intrigato un modello vagamente jazz, la Godin 5th Avenue con pick up P90 che avevo visto e analizzato in rete. Ma, un attimo prima di decidermi, mi accorsi che la nuova arrivata mi creava più dubbi e titubanze che voglie e così, con una piroetta degna di Nureyev, mi sono dichiarato a questa elegante signorina, scoprendo fra l'altro con stupore e gioia che apparteneva ad un chitarrista storicamente membro del gruppo blues Model-T Boogie, che mi erano stati maestri e ispiratori sin dagli anni '90. E' leggera, ottimamente rifinita, con una voce equilibrata e una dinamica impressionante che affida al musicista l'onore e l'onere di stabilire il suono finale. Un ponte vecchio stile, con le corde che entrano dall'interno, girano intorno e poi corrono sulla tastiera. I classici segna posizione a forma di volatile, marchio di fabbrica di Paul Reed Smith, impreziosiscono il tutto. Ok, è fatta: è qui. |
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