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pubblicato in proprio tramite 

IL MIO LIBRO - 2008

Sciarada

 

Nasce da una ipotesi di sceneggiatura televisiva, mai realizzata. Anche se il titolo riecheggia l'omonimo film di Stanley Donen con Cary Grant e Audrey Hepburn (uno dei miei film culto), non c'è alcuna relazione. Comunque, il titolo non poteva essere diverso: la sciarada consiste nel trovare due o più parole di senso compiuto che, unite insieme, diano come risultato un'altra parola; quindi 1 + 1 = 1. Alla fine del libro questa piccola formula assume un particolare significato.

 

I personaggi

Paolo, ostinato ispettore di polizia, indaga su un incidente d’auto: sarà veramente tale o invece un regolamento di conti nato nel sottobosco della malavita? 

Marina, lucida programmatrice, cimenta il suo bel cervello su problemi di lavoro e enigmi vari. 

Federico, esuberante giornalista, scrive di musica ed è alla ricerca di un discografico svanito nel nulla. 

Sandra, la solare sposa di Paolo, deve convivere con l’ansia e la solitudine che toccano alla moglie di un poliziotto. 

Lo sfondo è la Città di oggi, con le sue trasformazioni, le sue ambiguità e i suoi chiaroscuri. 

La cornice, infine, è la partita di bridge che ogni sabato sera i quattro si ritrovano a giocare e in cui rinnovano la loro amicizia e rimescolano le loro vite.

 

* * *

 

dal Capitolo 10 - LA CHIAVE

 

Nel sogno Marina stava scivolando con un surf su un'onda lunghissima, azzurra e liscia, gonfia ma che non si rompeva mai. Guardava sotto e distingueva perfettamente il fondo del mare, la sabbia, le alghe come alberi visti dall'alto. Ma di colpo capiva che erano proprio alberi e lei stava volando in cielo sul suo surf. Come quella pubblicità, pensò nel sonno. Ma stava scendendo e lei allora cercò di sollevarsi con la sola forza di volontà. Ormai era già vicino a terra. Ed era nelle vie della sua città, scivolando poco più in alto dei tetti delle automobili. Non c'era più il mormorìo del mare o il sibilo del vento. C'era rumore di traffico. Un vecchio tram le veniva incontro, ma lei non riusciva a modificare la propria traiettoria. Il tram cominciò a suonare il campanello, che il manovratore azionava con un pedale e lei risentiva quel suono strano, udito da bambina e poi sempre più di rado, quel suono sferragliante e insistente. Il suono era sempre più forte e più vicino e più fastidioso... e Marina si svegliò sentendo suonare il telefono.

"Marina? Scusa l'ora. Sono Paolo."

"No... non fa niente. Ma cosa c'è? E' successo qualcosa?"

"Ho un problema. Ed ho bisogno del tuo aiuto. Ascolta: un nostro collega è stato ferito gravemente e noi dobbiamo al più presto leggere alcuni appunti che ha caricato su un computer. La chiave d'accesso dovrebbe essere la sua data di nascita, almeno così ha detto una volta al compagno con cui lavora, ma abbiamo provato e non funziona. Marina... lo so che ti sto rovinando la nottata, ma... non avresti qualche suggerimento da darci?"

Marina si sedette sul letto e prese dal comodino gli occhiali, un taccuino e una matita.

"Dimmi un po' cosa avete provato finora. Che data è?"

"La data è 29 febbraio 1984. Abbiamo provato 29.2.1984 e 29.02.1984, ma non va. Ci siamo chiesti se per caso l'indicazione fosse sbagliata, se avesse voluto indicare un'altra data, ma abbiamo concluso che non è così. Quindi la data è quella. Ma non funziona."

Marina scribacchiava sul taccuino.

"Senti Paolo, se la data è quella avete ancora un bel po' di prove da fare. In informatica non esiste un solo modo standard di scrivere le date. Gli anglosassoni scrivono prima il mese del giorno e se il tuo collega era abituato ad usare il computer potrebbe avere scelto questo sistema. Aspetta: poi c'è un'altra possibilità. Un altro modo è scrivere nell'ordine anno-mese-giorno perchè così il numero che ne viene fuori può essere facilmente confrontato e sottratto da un'altra data. E' un sistema che usiamo spesso in programmazione. Hai capito? Provate con 02.29.1984 e poi con 1984.02.29. Provate anche togliendo lo zero del mese, così: 2.29.1984 e 1984.2.29, Ok?"

Una pausa, inframmezzata da ticchettii. Poi la voce tesa di Paolo: 

"Niente. Nessuno dei quattro casi."

Marina succhiò il gommino della matita.

"Senti Paolo: il vostro collega è nato proprio in un giorno particolare, il ventinove febbraio di un anno bisestile. Mi viene da pensare... senti, secondo te quando lo festeggiava il compleanno? Il giorno esatto cadeva ogni quattro anni, ma negli anni intermedi probabilmente lui considerava come suo compleanno il giorno dopo il ventotto febbraio e cioè il primo marzo. Il primo marzo, capisci? Per tre anni su quattro è quella la data del suo compleanno!"

"Accidenti Marina, lo sapevo che avresti avuto l'idea giusta! Allora: 1.3.1984. No. 01.03.1984. Nemmeno."

"Prova lasciando uno solo dei due zeri non significativi. Hai capito?"

"Sì. Dunque: 01.3.1984. 1.03.1984. No. Proviamo con le date scritte come dicevi tu. 1984.03.01... 3.1.1984..."

"Allora?"

La voce di Paolo sembrava venire da molto lontano. 

"Niente. Li abbiamo provati tutti, in tutte le maniere. Niente. Eppure i numeri sono questi, devono essere questi!"

Marina aggrottò la fronte. Fissava un quadro sul muro di fronte ma senza vederlo. Poi parlò.

"Senti, prova con questo allora. Batti: zero, uno, due, due, quattro, otto, nove, nove."

Dall'altro capo del telefono sentì una esclamazione di stupore appena trattenuta e poi un'altra voce che gridava: "Cazzo, è lui!" 

Dopo un istante, Paolo con voce dolcissima le chiese: 

"Ce l'hai fatta Marina. Ma mi vuoi spiegare come ci sei riuscita? Che diavolo di numero ci hai dato?"

Marina si stiracchiò e rispose: 

"Beh, tu hai affermato con tanta convinzione: "i numeri devono essere questi". E io ho accettato il tuo presupposto. Però la propria data di nascita è un numero, sì, facile da ricordare, ma anche un po' troppo ovvio per custodire dei dati riservati. Quindi i numeri, o meglio le cifre, erano  quelle: due, nove, zero, due, uno, nove, otto, quattro. Ma erano state disposte in un altro ordine, per confondere un po' le idee. Erano in ordine crescente, Paolo. - Marina sistemò il cuscino - E adesso a voi buon lavoro e a me buona notte. Ciao."

Mentre metteva giù il ricevitore Marina sentì ancora la voce di Paolo: 

"Te lo dicevo io che è unica!"

 

* * *