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I libri: Le storie dell'Uomo Invisibile

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Le storie dell'Uomo Invisibile - Novantesimi Minuti - Poesie - Inediti 

 

 

pubblicato in proprio tramite 

IL MIO LIBRO - 2018

 

 

Copertina: Erika Fossati

 

Foto retro: Guido De Paolis

 

 

 

la Daria originale

Le storie dell'Uomo Invisibile

 

Autobiografica è la passione del protagonista per il tema dell'invisibilità, di cui elenco un bel numero di esempi letterari e cinematografici. Mi chiedevo: ma se io fossi invisibile che vantaggi potrei trarne? Davvero l'invisibilità mi procurerebbe ricchezze e gloria? Ero scettico in proposito e ho deciso di esporre i miei dubbi in questo romanzo. Tuttavia, alla fin fine, questo dono qualche beneficio al protagonista lo procura...

 

Il romanzo si snoda attraverso tre episodi di lunghezza sempre più breve, ed una fulminea coda a sorpresa.

 

 

I personaggi

 

Adamo (è uno pseudonimo che il protagonista sceglie per sè) è un sognatore, che sembra un po' imbranato e con una scarsa autostima, ma in realtà affidabile e idealista.

Daria (altro pseudonimo, perchè Adamo vede nella fanciulla l'immagine dell'occhialuta, sarcastica ma deliziosa Daria Mongerdorffer della omonima serie di animazione televisiva) è una giovane donna solare, positiva, intelligente e allegra.

Archimede (ulteriore pseudonimo) è l'amico di gioventù di Adamo, lo stralunato genio che concretizza il sogno del protagonista riguardo l'invisibilità.

Senza volerlo ho introdotto nella storia un personaggio di un altro mio romanzo: l'ispettore Paolo Carrera di "Sciarada". E' un po' più maturo e abile e ricopre un ruolo limitato ma importante.

Infine, nell'ultimo brevissimo episodio, Luigi è davvero un mio caro e vecchio amico che compare con il suo nome e le sue manie.

 

In "Sciarada" lo sfondo era la Città e in questo nuovo romanzo l'ambientazione inizia nella stessa maniera, anonima e generica, ma proseguendo viene esplicitato che l'azione si svolge nella mia Torino.

 

* * *

 

dal Capitolo 4 - PATTI E SEGRETI

 

Ancora una volta gli amministratori della nostra città erano giunti alla conclusione che il modello di società basato su un’indiscriminata autonomia di movimento individuale tramite mezzi meccanici azionati da propulsori alimentati dalla combustione di idrocarburi di perniciosa volatilità andava corretto tramite una riduzione coatta del numero di periodi diurni di utilizzo. In altri termini, erano di nuovo state imposte le targhe alterne.

 

 

dal Capitolo 17 - SAMBA PA TI

 

Il concerto era ospitato in un grande complesso sportivo ed io mi trovavo nei labirintici spogliatoi, adibiti per l’occasione a camerini degli artisti, magazzini per gli addetti al service, infermeria, ufficio del promoter e così via. C’era un gran via vai di tecnici, addetti, musicisti e non mi feci troppi problemi, con quella confusione, ad aprire le porte dei vari locali cercando il Grande Capo in persona. Diciamo che non lo trovai subito.

Scartati alcuni locali visibilmente vuoti, entrai discretamente in quella che doveva essere l’infermeria. Ci trovai un tale in camice bianco, un sanitario al seguito della numerosa carovana musicale, pensai, e con lui una ragazza giovane e graziosa, con la pelle ambrata, capelli color dell’ebano, fasciata in un costume da scena succinto e colorato. Non credo si possa dire che lui la stesse visitando, a meno che non fosse un ginecologo. La ragazza era appoggiata ad un lettino, il capo rovesciato all’indietro, il corpetto abbassato, la gonnellina alzata e le mani di lui dappertutto. Nel ventunesimo secolo e nella società occidentale puoi assistere a scene erotiche, comprensive di nudo integrale femminile, persino sulla tivù di Stato, per cui non ero particolarmente ansioso di godermi quello spettacolo. Il mio riserbo piemontese mi faceva sentire, ancorché invisibile, di troppo e poi avevo una missione più importante da compiere. Ma mentre stavo per lasciare i due personaggi alla loro passione, la porta si spalancò e un giovanotto bruno con la pelle color cuoio si precipitò dentro. La sua reazione fu decisamente meno sobria della mia.

“Puta sucia! – gridò alla ragazza – Zorra mentirosa! – e a lui – Te romperé la cara, cabrón!”

 

 * * *